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Come usare il compressore

Partiamo dalla dinamica audio

Per dinamica audio o Dynamic Range si intende l’intervallo tra la minima e la massima ampiezza di un suono riprodotto o registrato in un sistema audio, senza incorrere in distorsioni.

Normalmente l’orecchio umano riesce a percepire suoni con un range dinamico intorno ai 140 db tuttavia, la percezione riguarda il range che va dal silenzio assoluto tipico della stanza anecoica a -9 db al decollo di un razzo a 180 db.

In natura si raggiungono, in realtà, valori anche più alti, ad esempio nell’eruzione del vulcano Krakatoa sono stati raggiunti i 300 db.

Ciò significa che anche se nel mondo reale il range dinamico è moolto più ampio dei 140 db, l’orecchio umano è comunque in grado di adattarsi (entro certi limiti ovviamente).

Nel mondo delle registrazioni audio, chiaramente, non è possibile sfruttare l’intera gamma dinamica esistente in natura, sia per motivi legati ai limiti fisici dei diffusori (altoparlanti, cuffie e circuiti elettronici) che pratici (inutilità in primis).

Il range dinamico era molto limitato nelle vecchie registrazioni audio analogiche su nastro.

Per questa ragione è nata l’esigenza di comprimere l’audio prima che questo fosse inciso per poi essere riespanso in fase di riproduzione:

Ingresso > Compressore / Tape/ Expander > Uscita

Trattamento della dinamica su nastro

Anche nel Broadcasting FM è necessario adottare speciali compressori.

Questi sono chiamati limiter e servono per rimanere entro certi “paletti” e non sconfinare nelle altre stazioni adiacenti.

Difatti nelle trasmissioni FM più è ampio il segnale audio, più è ampia la variazione della frequenza radio da cui, appunto, modulazione di frequenza (Frequency Modulation).

Il circuito compressore permette di adattare range dinamici molto ampi a sistemi di registrazione e trasmissione sonori.

In altri termini è il compromesso tramite il quale è possibile trattare tutti i suoni, dal più debole al più forte evitando, al contempo, la distorsione dovuta ai limiti dinamici propri del sistema audio.

Threshold, Ratio e Gain Reduction

Il compressore è un circuito elettronico o, nel caso dei plugin, un algoritmo software che tratta un segnale audio in ingresso per ridurlo di dinamica.

Più semplicemente è un meccanismo per il controllo automatico del volume.

Come funziona?

Immaginate di dover salire sulle montagne russe!

Siete all’ingresso e per accedere dovete superare il controllo altezza che però, funziona al contrario.

I più alti di statura (oltre una determinata soglia) non possono passare!

Il controllore allora vi propone la sua soluzione: per passare dovete piegarvi così da sembrare più bassi.

I più bassi invece passano liberamente e la loro “statura” non cambia.

Nel compressore la soglia prende il nome di Threshold.

Quindi se il segnale in ingresso non supera il valore di threshold, la sua dinamica resta inalterata e viceversa, se la supera viene “schiacciato” con un determinato rapporto di compressione.

Il rapporto di compressione prende il nome di Ratio, maggiore è la ratio più netto sarà lo schiacciamento del segnale che supera il punto di Threshold.

La ratio quindi, gestisce il rapporto tra ingresso e uscita solo per i segnali che superano Threshold.

Poniamo il caso che il compressore abbia la ratio settata 4:1 e che il segnale in ingresso superi di 4 db la soglia di Threshold, significa che in uscita avrete un segnale di 1 db.

Molti compressori hanno un V-meter (strumento di misura dei db analogico o digitale) con la dicitura Gain Reduction che sta ad indicare di quanti db viene diminuito il segnale in funzione dei parametri Threshold e Ratio.

Il V-meter è molto utile per impostare il compressore efficacemente e in modo mirato in quanto ci permette di sapere se e di quanto il compressore stia processando il segnale.

Gain reduction

Ogni compressore introduce, pertanto, una diminuzione di ampiezza del segnale durante il funzionamento.

Inoltre i compressori (non tutti) hanno un controllo chiamato Make up che fa riguadagnare i db persi in fase di compressione, quindi il make up compensa il gain reduction.

Un altro modo per rilivellare il segnale è quello di agire sul controllo di Out put del compressore.

Rilivellare il segnale in uscita dal compressore è fondamentale perchè il compressore deve agire SOLO sul range dinamico del segnale e non sul volume. Spesso infatti un suono sembra più bello semplicemente aumentandolo di volume, è facile quindi farsi ingannare perchè percependo un incremento di volume si è indotti a credere che il compressore lo stia migliorando… In realtà appunto lo sta solo alzando di volume perchè livellato male!

Attacco e Rilascio del compressore

L’attacco è il tempo in millisecondi (ms) che il compressore “attende” prima di schiacciare il segnale che supera la soglia di Threshold.

Un attacco rapido consente di comprimere segnali con transienti veloci.

Niente paura, i transienti non sono altro che variazioni molto rapide di ampiezza del segnale, come ad esempio il primo istante dei suoni impulsivi ritmici come kick, snare, hat, rimeshot, quello dei suoni pizzicati o anche consonanti e vocali in un vocal.

L’attacco difficilmente si imposta a zero perchè così facendo distruggerebbe ogni transiente risultando poco musicale.

Durante la riproduzione del materiale audio quindi, occorre settare l’attacco aumentandolo progressivamente fin quando sentirete “passare” i transienti desiderati.

Il rilascio invece, è il tempo (ms) che il compressore impiega per tornare alla fase di riposo dopo che il segnale di ingresso è sceso sotto la soglia di Threshold.

Per regolare il rilascio si procede in maniera anaologa all’attacco, l’importante è fare in modo che il compressore torni alla posizione di riposo prima del transiente successivo.

Compressione

Questa è la regola da seguire ☞ i millisecondi di attacco e rilascio sono inversamente proporzionali alla velocità dei transienti dei suoni.

Pertanto i suoni dai transienti veloci si settano rapidi (pochi ms), viceversa i suoni dai transienti più lenti e meno marcati, si settano più lunghi.

Ricordate di tenere il compressore sempre “pronto” a lavorare sui transienti successivi.

Una dritta sul settaggio di attacco e rilascio

L’orecchio umano, specialmente quello poco allenato, non riesce a percepire nettamente piccoli dettagli dinamici dei suoni.

Per regolare attacco e rilascio efficacemente occorre quindi riuscire a percepire l’intervento effettivo del compressore, ecco come fare:

  • Dovete abbassare al massimo la soglia di Threshold e aumentare al massimo la Ratio, ora che il compressorre è settato in questa condizione “estrema” e ben percepibile, regolate attacco e rilascio di conseguenza.
  • Successivamente potete procedere a riportare Threshold e Ratio sui valori normali.

OCCHIO: regolateli in modo da “seguire e inseguire” i transienti, dovete letteralmente incastrare i tempi di attacco e rilascio con quelli dei transienti, il tutto rigorosamente a orecchio!

Limiter

Il limiter differisce da un normale compressore per il rapporto di compressione.

Tipicamente infatti, si definisce limiter un compressore il cui rapporto di compressione è uguale o superiore a 10:1

Ogni transiente del segnale che supera la soglia verrà “segato”.

Questo processo prende il nome di Peak – Limiting (limitatore di picco) e ciò significa che il segnale in uscita dal limiter non supererà mai un certa ampiezza, indipendentemente dal segnale in ingresso.

Il limiter si utilizza principalmente per 3 applicazioni:

  1. Broadcasting
  2. Limiting di segnale in impianti audio
  3. In fase di mastering

La conseguenza del limiting di un segnale è l’incremento del valore medio di ampiezza (RMS).

Solitamente, i picchi di segnale abbassano la media nel volume percepito ma, se li limitiamo, aumenteremo tutto quello che c’è tra un transiente e il successivo quindi, l’ampiezza del segnale in media sarà più “continua” nel tempo.

Il compressor limiter è di solito l’ultimo anello della catena di mastering di un brano proprio per aumentarne il loudness.

Compressione sidechain

La compressione sidechain è una tecnica che consente di ridurre (schiacciare) il segnale che passa dentro il compressore tramite un segnale esterno di controllo.

L’ingresso sidechain, ove presente (non tutti i compressori ne sono dotati), può essere utilizzato per automatizzare la dinamica in fase di mix tuttavia, l’impiego per eccellenza è quello creativo.

Nel disco One more time dei Daft Punk, ad esempio, 2 sidechain pilotati entrambi dalla cassa schiacciano ritmicamente 2 diversi gruppi, nel primo è contenuto l’arrangiamento del brano, nel secondo il vocal.

Anche in Call on me di Eric Prydz si percepisce l’intervento del sidechain, addirittura sin dallo string iniziale.

Sidechain di call on me

De – esser

Il de – esser è un compressore speciale poichè riduce la gamma dinamica solo entro un certo range di frequenze prestabilite.

Solitamente il de – esser agisce tra i 2 e i 10 KHz lasciando inalterato il resto dello spettro.

In questo range sono infatti contenute le consonanti sibilanti (s, z, c, sh ed f), particolarmente risonanti e fastidiose in una registrazione audio professionale e, tra l’altro, interferiscono con gli altri suoni della gamma medio alta come hat, crash, ride.

Nel de – esser oltre a Threshold, Ratio, Attacco e Rilascio, troviamo il controllo della frequenza di intervento e del Q Factor (campanatura della larghezza di banda del filtro).

Tecnicamente parlando il de – esser è composto da un filtro che seleziona la porzione di frequenze ove sono contenute le sibilanti e le invia all’ingresso Sidechain di un compressore, quest’ultimo provvederà a schiacciare il segnale ogni qual volta il filtro intercetta una sibilante.

Usare il compressore per livellare

Molto spesso durante l’esecuzione di uno strumento musicale reale, le note sono eseguite con diverse intensità, questo accade ad esempio in una batteria, i colpi quindi hanno diversi livelli di volume.

Questo non sarebbe un problema se dovessimo ascoltare lo strumento in solo ma, sarebbe un caso più unico che raro.

Cosa accadrebbe se la stessa traccia si trovasse dentro un mix non compressa?? Semplice, verrebbe percepita soltanto nei punti più forti di volume e si perderebbero, di conseguenza, le parti più deboli.

In questo caso il compressore limita la dinamica e agisce “portando su” i suoni più deboli e limitando, al contempo, i più forti.

Questo procedimento utilizzato per trattare le dinamiche dei suoni prende il nome di livellamento infatti, riducendo la dinamica tutti i suoni vengono percepiti con un volume simile.

Stesso discorso vale per i vocal, livellare diventa fondamentale per riuscire a riconoscere tutte le parole, comprese quelle con volume più basso o sussurrate.

Per ottenere il livellamento occorre settare il compressore in modo piuttosto marcato cioè avvicinandoci quasi alla ratio del limiter, tra 6:1 e oltre.

Il threshold invece, deve essere settato in base a quanto è ampia l’escursione dinamica da trattare, solitamente si inizia a raggiungere un discreto livellamento facendo “mangiare” al compressore 4 – 6 db di gain reduction.

Attacco e rilascio dal canto loro, vanno settati abbastanza rapidi ma mantenendo sempre il sincronismo con i transienti (vedi la regola sopra).

Come sempre è fondamentale recuperare questi db persi con il make up oppure agendo sul controllo Output in modo da riguadagnare esattamente gli stessi db.

TIP alcuni compressori non hanno controllo output nè make up! Per fortuna sono pochissimi, o meglio sono vintage.

La soluzione è semplice, dovrete aggiungere un gain dopo l’uscita e ricompensare.

Comprimere per modellare

Il compressore può essere utilizzato non soltanto per correggere la dinamica ma anche per manipolare un suono.

Un tipico esempio è l’impiego del compressore sul rullante per gonfiare la coda e renderlo “ciccione” come si usava fare negl’anni 80, quello della sigla finale di Beautiful per intenderci… Tristemente indimenticabile xD

Un buon settaggio di partenza per gonfiare le code dei suoni percussivi come tom, snare e kick prevede di settare rispettivamente:

  • Attacco a circa 20 ms in modo da far passare il primo transiente.
  • Rilascio a circa 10 ms (quindi piuttosto rapido) che invece permette di guadagnare db subito dopo il transiente in corrispondenza della coda.
  • Ratio settata come limiter (10:1 o superiore)
  • Threshold impostata per far comprimere dai 6 ai 10 db.
  • Output settato per riportare l’uscita al valore di ampiezza di pre – compressione.

Ovviamente parliamo di un punto di partenza perchè non esistono preset magici, occorrerà quindi settare ogni parametro in base al proprio materiale audio.

Glue compressor

Il compressore può essere impiegato anche come collante, ad esempio sul master output dei banchi analogici SSL è presente il Series Bus Compressor.

Si tratta di un compressore stereo studiato appositamente per amalgare meglio il mix delle tracce.

Agisce difatti nelle micro dinamiche presenti tra i diversi suoni livellando in maniera morbida e rotonda, creando appunto l’effetto collante che aiuta a uniformare il mix.

È opportuno ricordare che è bene separare e scandire tutti i suoni durante la fase di mix ma, non bisogna mai allontanarsi troppo dal fulcro del mix stesso! Significa cioè miscelare e amalgamare i suoni nel modo più naturale possibile evitando di dare l’impressione che alcuni strumenti siano distaccati dal resto.

Settings for glue SSL compressor

Come già detto trovo onesto premettere che il settaggio universale NON ESISTE.

Qui potete comunque trovare un buon punto di partenza che vi farà apprezzare la magia di questo favoloso compressore.

I settaggi sono validi sia se siete fortunati e possedete un banco SSL vero, sia se utilizzate un’emulazione plug-in come quella della Waves o della Uad.

Settings glue SSL Comp

IN attivato

Fade Off

Attacco 3 ms (in base al genere e ai bpm trattati potete settarlo anche a 10 o 30 ms, l’importante è che rispettiate la regola dei transienti)

Make up da trimmare per riguadagnare i db persi, solitamente intorno a 3 – 4 db

Release su Auto

Ratio 4:1 per generi aggressivi come rock e dance, 2:1 per generi soft

Threshold in modo da far comprimere da 3 a massimo 4 db

Analog a vostro gusto (il tasto introduce unicamente un rumore bianco per emulare la caratteristica analogica del compressore).

L’SSL Comp così settato è utilizzato spesso in insert nella catena di mastering prima del limiter finale.

Tecnica della compressione parallela

Tipicamente il compressore è un effetto usato in insert quindi tutto il segnale in transito, dall’input all’output, viene processato.

Nella tecnica della compressione parallela invece, il compressore viene utilizzato in un bus esterno per poi essere risommato al master.

In altri termini al segnale non compresso viene sommata una copia compressa.

Questo modo di utilizzare il compressore comporta principalmente 2 vantaggi:

  1. Il segnale non essendo interamente processato, può preservare una parte originale della sua dinamica infatti è possibile, per esempio, aumentare il valore medio del segnale mantenendo i transienti inalterati.
  2. Disponendo di un bus esterno si possono inserire ulteriori effetti pre e post compressione tra cui un equalizzatore, utile per agire solo su determinate porzioni dello spettro.

Per ottenere i benefici offerti dalla compressione parallela è necessario settare il compressore in un bus esterno in modo piuttosto “spinto”, provate con una ratio superiore a 6:1 e dosate con il Fader del mixer la percentuale di compressione che volete sommare al suono da trattare.

Un esempio pratico del suo impiego potrebbe essere il trattamento di un vocal che ha forti variazioni di volume.

Ricorrendo infatti alla compressione parallela aggiungiamo una sorta di tappeto ricco di tutti i dettagli della voce (anche quelli di bassa ampiezza), senza però comprimere i transienti che servono a mantenere freschezza e naturalezza.

Anche in fase di mastering, ad esempio, è usuale comprimere parallelamente alcuni steams per aumentare il valore rms generale del brano mantenendo il “movimento”.

Dove NON usare il compressore

Abbiamo già detto e ribadito che non esistono regole assolute su dove usare o non usare il compressore.

Esistono però delle situazioni in cui comprimere la dinamica non è esattamente una buona idea!

Vediamo quali sono:

  • Tracce gruppo dove vengono sommati suoni già compressi.
  • Samples provenienti da librerie commerciali come Vengeance e affini che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono già ipercompressi (per farli sembrare fighi).

O ancora…

  • Suoni distorti e pieni come Synth Lead acidi e chitarre elettriche overdrive.

Questi ultimi vanno compressi poco e niente perchè la distorsione di per sè limita fortemente i picchi di segnale, agisce quindi come una sorta di compressione che, se ulteriormente compressa, trasforma tutto in una sottiletta priva di emozioni!!!

Ricordate infatti che la dinamica è un potentissimo mezzo con il quale trasmettere pathos, cosa che purtroppo negli anni si è sempre più distrutta per la loudness war.

Comprimere il master è sempre un’operazione delicata, in alcuni casi può essere la “svolta” nel look del brano, come in quello del glue compressor, in altri invece, la sua fine.

La regola, se proprio volessimo applicarne una, prevede:

☞ Suoni con forti escursioni dinamiche → Ok compressore, serve una “domata” per fermarli un po’.

☞ Suoni già “fermi” → Skippa il compressore.

Plug – in consigliati (i must have)

L’elenco che sto per fornirvi è indicativo perchè, potenzialmente, qualsiasi compressore è adatto.

Esistono tuttavia delle scorciatoie che preferisco utilizzare sia per la “pasta” sonora che per la semplicità dei parametri (anche in base alla tipologia di suono da trattare).

Per il livellamento della voce scelgo il plug-in Waves R – Vox

Pochi parametri ma tutti assolutamente efficaci tra cui:

  1. un cursore chiamato Comp che funge da Threshold, non possiede nè attacco nè rilascio perchè ha i valori medi preimpostati (adatti per la maggior parte dei vocals)
  2. un gain sull’uscita
  3. un comodissimo cursore che varia la soglia di un Gate in ingresso, molto utile per “pulire” al volo i rumori e il white noise (fruscio di sottofondo).

NB più avanti vi spiegherò che il miglior gate è l’Editing manuale.

R – Vox è un semplice ma potente plug-in molto utile per compattare e livellare con pochi click vocals, ma non solo… funziona bene anche su chitarre acustiche e pianoforti.

Per il trattamento delle Drums utilizzo spesso Fab Filter Pro – C 2

Questo plug – in, a differenza del precedente, è ricco di numerosi parametri e funzioni tra cui un Sidechain interno con equalizzatore e filtro e molte opzioni di Routing.

Potete tranquillamente partire dai presets che troverete divisi per categorie.

Questi oltre ad essere ben fatti, costituiscono un punto di partenza ottimale per comprendere appieno le potenzialità del plug – in.

Con il Pro – C 2 si riescono ad ottenere drums molto compressi e aggressivi, specialmente utilizzando la sua compressione parallela integrata.

FabFilter Pro C 2

Vi ricordo nuovamente l’emulazione plug-in SSL Comp usato come Glue Compressor sul master Out del mix.

Proseguendo la lista dei plug – in…

Utilizzo il Compressor di Logic per fare il sidechain partendo dal preset 02 Keyboards / Aggressive Piano.

Questo preset molto aggressivo si presta per ottenere il tipico effetto del sidechain.

Basta andare in alto a destra nella sezione chiamata sidechain e selezionare l’ingresso corrispondente alla traccia che volete utilizzare come chiave, solitamente il kick.

Giocando su threshold, attacco e rilascio in base al suono da trattare, si ottiene facilmente il Pumping in chiave col kick.

Esistono inoltre, particolari processori di dinamica chiamati Transient Shaper con i quali scolpire letteralmente i suoni modificandone attacco e sostegno.

Il mio preferito è SPL Transient Designer con il quale riesco a rendere freschi e scanditi hi hats, clap, ride e snare nelle situazioni in cui il groove risulta moscio e “appannato”.

L’interfaccia del plug-in è semplice e intuitiva, ha infatti solo 3 pomelli sui quali agire: attacco, sostegno e gain in uscita per rilivellare.

Per il De – Essing invece, utilizzo Fab Filter Pro – DS

Il Pro – DS ha tutto ciò che serve per intervenire sulle sibilanti.

Questo plug-in ha un filtro passabanda sul quale è possibile impostare il range d’intervento (potete ascoltare il range cliccando sul simbolo della cuffia), un sidechain e infine un display per “vedere” graficamente l’intervento sulla gain reduction in corrispondenza delle sibilanti (evidenziate in verde).

Infine, vi segnalo Fab Filter Pro – L, a mio avviso il migliore tra i tanti plug-in limiter disponibili.

Il motivo? Lo scopriremo insieme nel tutorial sul mastering.

© 2019 RIPRODUZIONE RISERVATA

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